mercoledì, 10 gennaio 2007,00:21

ASSENTE











(So crucify the ego, before it's far too late

And leave behind this place so negative and blind and cynical
And you will come to find that we are all one mind
Capable of all that's imagined and all conceivable
So let the light touch you so that the words spill through
And let the past break through bringing out our hope and reason
Before we hide away...)




giovedì, 16 novembre 2006,22:33
Enfermo llegué
y para componerme ando de vago
No me des tu obediencia
por que te enseño mi cuerpo de lobo
a donde la piel estuvo debil
con una hambre que no me deja cantar

Y ya que caiste de este mundo
cargo una navaja
dios mio
para ti
Cuantas veces me mordiste
y cuantas veces yo me fui

Y ya no me estoy enamorado
con tus mentiras
el infierno me duermo
por que el infierno es la unica verdad

En mi vida,
el oscuro me mantiene
cuando yo te vi
en la lluvia me prometistes tu sangre

Estrella de la mañana
Ismael te persigo a ti
y si me quedo sin alas
ademas me muero por ti...
giovedì, 09 novembre 2006,19:30
Tracce di sano egoismo

Raramente faccio polemica contro chi la pensa in maniera differente dalla mia perchè ognuno è libero di essere e di esprimersi come lo ritiene opportuno, quindi non critico posizioni totalmente radicali che si spingono oltre i limiti (anche se ritengo che spesso i limiti si attraversano quando non vi è altro modo per attirare attenzione) e quando entro a contatto con la stupidità sono egoisticamente felice. Ho sempre ritenuto che la flessibilità mentale sia una delle caratteristiche più belle dell'uomo, e ho sempre pensato che la pazienza sia uno dei miei più grandi pregi. Così,  quando mi ritrovo a sbattere (perchè tanto è così che succede) contro muri di cemento armato, quando vengo fraintesa, quando un discorso - al susseguirsi di centinaia e centinaia di frasi - invece di districarsi si complica, quando chiaramente mi dici "ho capito cosa vuoi dirmi" ma fondamentalmente non c'hai capito un cazzo, ebbene mi arrendo ed è lì che raggiungo la pace dei sensi, mi sento tanto fortunata per come il mondo si mostra fiero dinanzi ai miei occhi, mi sento come un aquila che sorvola una catena montuosa e come ne vede i limiti ne respira il profumo e vola e vola...
sabato, 04 novembre 2006,23:00
The Mars Volta - De-Loused In The ComatoriumDe-loused in the Comatorium
on air...
venerdì, 03 novembre 2006,15:10

"sono galvanizzata, come la rana."


"...si lo so è una guduria essere linkati...potesse succedere più volte al giorno sarebbe come un orgasmo..."




...pò esse?

...pò esse...

...linkatemi plis...
giovedì, 02 novembre 2006,23:02

Stasera tra i vari pensieri...

Luglio;

Nero d'Avola;

Avitabile e i Bottari che suonano la tarantella bruna;

Una piazza dal pavimento rovente su cui ballare a piedi nudi;

Volti abbronzati e mani  che si agitano;

Un velo color perla che fluttua tra i capelli neri e ricci;

Odore caldo di farro e di formaggio;

Risate sguaiate;

Fumo negli occhi;

Sagome ondeggianti alle finestre;

Bambini coi vestiti sporchi che giocano a nascondino;

Corteggiamenti spudorati e ancora risate;

Una fontana di pietra e bicchieri pronti a riempirsi d'acqua gelata;

Piante rampicanti sui muri e gechi che corrono tra i rami;

Piedi che inciampano nella citronella;

Ghiaccioli e granite;

Un cane che dorme sotto una panca;




Ancora i Bottari...

Ancora risate...






...Empatia.
lunedì, 30 ottobre 2006,18:31
Scienze del Precariato


http://www.lastudenteria.com/showNews.cfm?new=1496 


...mumble...

...... .... ...... ..... ....... ...

...Ho deciso:


imparo a fare il gelato e mi trasferisco in Giamaica.
lunedì, 30 ottobre 2006,17:11
El Ritual

-  'Ngiorno!

-  ...Cia.

-  Stamattina ti vedo parecchio strana, guarda che colorito spento, e che occhiaie, ma stai bene? Che ti è successo?

-  Bah...Niente di che, ieri ero un pò ubriaca e ho scambiato il vaso di Pandora per una bottiglia di Rum...

-  ....

-  Tranquilla, poi ho vomitato...

-  !?!?!?!?!?!?
martedì, 24 ottobre 2006,21:09
Volevo dire...

...Smettiamola di dire che non tutte le ciambelle riescono col buco...



...Non esistono le ciambelle col buco!!!
lunedì, 23 ottobre 2006,01:05
"Io e Salvatore avevamo la stessa età, però mi sembrava più grande. Un po' perchè era più alto di me, un po' perchè aveva le camicie bianche sempre pulite e i pantaloni lunghi e con la piega. Un po' per il tono pacato che usava. Lo obligavano a suonare, un insegnante veniva una volta alla settimana da Lucigano a fargli lezione, e lui, anche se odiava la musica, non si lamentava e aggiungeva sempre: - Ma quando sono grande smetto.
- Ti va di fare una partita? - gli ho chiesto. Il subbuteo era il mio gioco preferito. Non ero molto bravo, ma mi piaceva da morire. D'inverno con Salvatore facevamo tornei infiniti, passavamo pomeriggi interi a dare schiccheri a quei piccoli calciatori di plastica. Salvatore giocava anche da solo. Si spostava da una parte all'altra. Se non giocava con il subbuteo allora incolonnava migliaia di soldatini per la stanza e copriva tutto il pavimento fino a che non c'era più posto nemmeno per mettere i piedi. E quando finalmente erano ordinati in schiere geometriche cominciava a spostarli uno per uno. Passava ore in silenzio a disporre eserciti per poi, quando arrivava Antonia a dire che la cena era servita, rimetterli tutti nelle scatole da scarpe.
- Guarda, - mi ha detto, e ha tirato fuori da un cassetto otto scatolette di cartone verde, ognuna conteneva una squadra di calcio. - Guarda che mi ha regalato papà. Me le ha portate da Roma.
- Tutte queste? - Le ho prese in mano. Doveva essere veramente ricco l'avvocato per spendere tutti quei soldi. Ogni anno che Dio mandava, alla mia festa e a Natale, chiedevo a papà e a Gesù Bambino di regalarmi il subbuteo, ma non c'era verso, nessuno dei due ci sentiva. Mi bastava una squadra. Senza il campo e le porte. Pure di serie B. Mi sarebbe piaciuto andare da Salvatore con la mia squadra perchè, ne ero sicuro, se era mia avrei giocato meglio, non avrei perso così tanto. Avrei voluto bene a quei giocatori, ne avrei avuto cura e avrei battuto Salvatore.
Lui ne aveva già quattro. E ora il padre gliene aveva comprate otto.
Perchè a me niente?
Perchè a mio papà non gliene fregava niente di me, diceva che mi voleva bene ma non era vero. Mi aveva regalato una stupida barca da Venezia da mettere sopra il televisore. E non potevo neanche toccarla.
Ne volevo una. Se suo padre gliene avesse regalate quattro non dicevo niente, ma erano otto. In tutto ora ne aveva dodici.
Con una in meno che gli cambiava?
Mi sono schiarito la voce e ho sussurrato. - Me ne regali una?
Salvatore ha aggrottato le sopracciglia e ha cominciato a girare per la stanza. Poi ha detto: - Mi dispiace, io te la darei pure, ma non posso. Se papà sa che te l'ho data si arrabbia.
Non era vero. Quando mai suo padre controllava le squadre. Salvatore era tirchio.
- Ho capito.
- Tanto che ti cambia? Ci puoi venire a giocare quando vuoi.
Se avessi avuto qualcosa da scambiare forse una me la dava. Ma io non avevo niente.
No, una cosa da scambiare ce l'avevo.
- Se ti dico un segreto me ne dai una?
Salvatore mi ha guardato di sbieco. - Che segreto?
- Un segreto incredibile.
- Non c'è segreto che vale una squadra.
- Il mio si -. Mi sono baciato gli indici. - Te lo giuro.
- E se poi è una fregatura?
- Non lo è. Ma se dici che è una fregatura ti ridò la squadra.
- Non mi interessano i segreti.
- Lo so. Ma questo è Bello. Non l'ho detto a nessuno. Se il teschio lo viene a sapere fa i salti di gioia...
- Dillo al teschio allora.
Ma ormai ero disposto a tutto. - Mi prendo anche il Lanerossi Vicenza.
Salvatore ha sgranato gli occhi. - Anche il Lanerossi Vicenza?
- Si.
Il Lanerossi Vicenza lo odiavamo. Era iellato. Se ci giocavi perdevi sempre. Nessuno dei due aveva mai vinto con quella squadra. E aveva un giocatore decapitato, un altro attaccato con la colla e il portiere tutto piegato.
Salvatore ci ha pensato un po' su e finalmente ha concesso: - D'accordo. Ma se è un segreto di merda non te la dò.
E così gli ho raccontato tutto. Di quando ero caduto dall'albero. Del buco. Di Filippo. Di quanto era pazzo. Della sua gamba malata. Della puzza. Di Felice che lo guardava. Di papà e del vecchio che gli volevano tagliare le orecchie. Di Francesco che si è buttato di sotto con l'uccello di fuori. Di sua madre alla televisione.
Tutto.
Provavo una sensazione bellissima. Come quando mi ero mangiato un vaso pieno di pesche sciroppate. Dopo ero stato male, mi sembrava di scoppiare, nella pancia avevo il terremoto e mi era venuta pure la febbre e mamma prima mi aveva preso a schiaffi, poi mi aveva messo la testa nel gabinetto e ficcato due dita in gola. E avevo tirato fuori una quantità infinita di una pappa gialla e acida. E avevo ripreso a vivere.
Mentre parlavo Salvatore stava in silenzio, impassibile.
E ho conluso. - E poi parla sempre di questi orsetti lavatori. Di questi orsetti che lavano i panni. Gli ho detto che non esistono, ma lui non mi sta a sentire.
- Esistono gli orsetti lavatori.
Sono rimasto a bocca aperta. - Come esistono? Mio padre ha detto che non esistono.
- Vivono in America -. Ha preso la Grande enciclopedia degli animali e l'ha sfogliata. - Eccolo. Guarda -. Mi ha passato il libro.
C'era la fotografia a colori di una specie di volpe. Con il musetto bianco e sugli occhi una mascherina nera come quella di Zorro. Però era più pelosa di una volpe e aveva le zampe più piccole con cui ci poteva prendere le cose. Tra le mani stringeva una mela. Era un animale molto carino. - Allora esiste...
- Si -. Salvatore ha letto. - Genere carnivori orsiformi della famiglia Procionidi, dal corpo un po' tozzo, con il muso appuntito e la testa grossa, occhi grandi circondati da macchie bruno-nere. Il pelame è grigio e la coda non troppo lunga. Vive in Canada e negli Stati Uniti. Viene comunemente chiamato orsetto lavatore per la curiosa abitudine di sciacquare i cibi prima di mangiarli.
- Non lava i panni, ma il mangiare...Ecco -. Ero scombussolato. - E io che gli ho detto che non esistevano...
Salvatore mi ha chiesto: - E perchè lo tengono là dentro?
- Perchè non lo vogliono ridare a sua madre -. Gli ho afferrato un polso. - Vuoi venire a vederlo? Ci possiamo andare subito. Ti va? So una scorciatoia...Ci mettiamo poco.
Non mi ha risposto. Ha rimesso i calciatori nelle loro scatole e ha arrotolato il campo del subbuteo.
- Allora? Ti va?
Ha girato la chiave e ha aperto la porta. - Non posso. Viene il maestro. Se non ho fatto i compiti glielo dice a quelle due e poi chi le sente.
- Ma come? Non vuoi vederlo? Non ti è piaciuto il mio segreto?
- Non molto. Non mi interessano i pazzi nei buchi.
- Me lo dai il Vicenza?
- Prenditelo. Tanto mi fa schifo -. Mi ha cacciato in mano la scatola e mi ha spinto fuori dalla stanza. E ha chiuso la porta."


(Io non ho paura, Niccolò Ammaniti)



Secondo me non esistono gli orsetti lavatori...