lunedì, 30 ottobre 2006,18:31
Scienze del Precariato


http://www.lastudenteria.com/showNews.cfm?new=1496 


...mumble...

...... .... ...... ..... ....... ...

...Ho deciso:


imparo a fare il gelato e mi trasferisco in Giamaica.
lunedì, 30 ottobre 2006,17:11
El Ritual

-  'Ngiorno!

-  ...Cia.

-  Stamattina ti vedo parecchio strana, guarda che colorito spento, e che occhiaie, ma stai bene? Che ti è successo?

-  Bah...Niente di che, ieri ero un pò ubriaca e ho scambiato il vaso di Pandora per una bottiglia di Rum...

-  ....

-  Tranquilla, poi ho vomitato...

-  !?!?!?!?!?!?
martedì, 24 ottobre 2006,21:09
Volevo dire...

...Smettiamola di dire che non tutte le ciambelle riescono col buco...



...Non esistono le ciambelle col buco!!!
lunedì, 23 ottobre 2006,01:05
"Io e Salvatore avevamo la stessa età, però mi sembrava più grande. Un po' perchè era più alto di me, un po' perchè aveva le camicie bianche sempre pulite e i pantaloni lunghi e con la piega. Un po' per il tono pacato che usava. Lo obligavano a suonare, un insegnante veniva una volta alla settimana da Lucigano a fargli lezione, e lui, anche se odiava la musica, non si lamentava e aggiungeva sempre: - Ma quando sono grande smetto.
- Ti va di fare una partita? - gli ho chiesto. Il subbuteo era il mio gioco preferito. Non ero molto bravo, ma mi piaceva da morire. D'inverno con Salvatore facevamo tornei infiniti, passavamo pomeriggi interi a dare schiccheri a quei piccoli calciatori di plastica. Salvatore giocava anche da solo. Si spostava da una parte all'altra. Se non giocava con il subbuteo allora incolonnava migliaia di soldatini per la stanza e copriva tutto il pavimento fino a che non c'era più posto nemmeno per mettere i piedi. E quando finalmente erano ordinati in schiere geometriche cominciava a spostarli uno per uno. Passava ore in silenzio a disporre eserciti per poi, quando arrivava Antonia a dire che la cena era servita, rimetterli tutti nelle scatole da scarpe.
- Guarda, - mi ha detto, e ha tirato fuori da un cassetto otto scatolette di cartone verde, ognuna conteneva una squadra di calcio. - Guarda che mi ha regalato papà. Me le ha portate da Roma.
- Tutte queste? - Le ho prese in mano. Doveva essere veramente ricco l'avvocato per spendere tutti quei soldi. Ogni anno che Dio mandava, alla mia festa e a Natale, chiedevo a papà e a Gesù Bambino di regalarmi il subbuteo, ma non c'era verso, nessuno dei due ci sentiva. Mi bastava una squadra. Senza il campo e le porte. Pure di serie B. Mi sarebbe piaciuto andare da Salvatore con la mia squadra perchè, ne ero sicuro, se era mia avrei giocato meglio, non avrei perso così tanto. Avrei voluto bene a quei giocatori, ne avrei avuto cura e avrei battuto Salvatore.
Lui ne aveva già quattro. E ora il padre gliene aveva comprate otto.
Perchè a me niente?
Perchè a mio papà non gliene fregava niente di me, diceva che mi voleva bene ma non era vero. Mi aveva regalato una stupida barca da Venezia da mettere sopra il televisore. E non potevo neanche toccarla.
Ne volevo una. Se suo padre gliene avesse regalate quattro non dicevo niente, ma erano otto. In tutto ora ne aveva dodici.
Con una in meno che gli cambiava?
Mi sono schiarito la voce e ho sussurrato. - Me ne regali una?
Salvatore ha aggrottato le sopracciglia e ha cominciato a girare per la stanza. Poi ha detto: - Mi dispiace, io te la darei pure, ma non posso. Se papà sa che te l'ho data si arrabbia.
Non era vero. Quando mai suo padre controllava le squadre. Salvatore era tirchio.
- Ho capito.
- Tanto che ti cambia? Ci puoi venire a giocare quando vuoi.
Se avessi avuto qualcosa da scambiare forse una me la dava. Ma io non avevo niente.
No, una cosa da scambiare ce l'avevo.
- Se ti dico un segreto me ne dai una?
Salvatore mi ha guardato di sbieco. - Che segreto?
- Un segreto incredibile.
- Non c'è segreto che vale una squadra.
- Il mio si -. Mi sono baciato gli indici. - Te lo giuro.
- E se poi è una fregatura?
- Non lo è. Ma se dici che è una fregatura ti ridò la squadra.
- Non mi interessano i segreti.
- Lo so. Ma questo è Bello. Non l'ho detto a nessuno. Se il teschio lo viene a sapere fa i salti di gioia...
- Dillo al teschio allora.
Ma ormai ero disposto a tutto. - Mi prendo anche il Lanerossi Vicenza.
Salvatore ha sgranato gli occhi. - Anche il Lanerossi Vicenza?
- Si.
Il Lanerossi Vicenza lo odiavamo. Era iellato. Se ci giocavi perdevi sempre. Nessuno dei due aveva mai vinto con quella squadra. E aveva un giocatore decapitato, un altro attaccato con la colla e il portiere tutto piegato.
Salvatore ci ha pensato un po' su e finalmente ha concesso: - D'accordo. Ma se è un segreto di merda non te la dò.
E così gli ho raccontato tutto. Di quando ero caduto dall'albero. Del buco. Di Filippo. Di quanto era pazzo. Della sua gamba malata. Della puzza. Di Felice che lo guardava. Di papà e del vecchio che gli volevano tagliare le orecchie. Di Francesco che si è buttato di sotto con l'uccello di fuori. Di sua madre alla televisione.
Tutto.
Provavo una sensazione bellissima. Come quando mi ero mangiato un vaso pieno di pesche sciroppate. Dopo ero stato male, mi sembrava di scoppiare, nella pancia avevo il terremoto e mi era venuta pure la febbre e mamma prima mi aveva preso a schiaffi, poi mi aveva messo la testa nel gabinetto e ficcato due dita in gola. E avevo tirato fuori una quantità infinita di una pappa gialla e acida. E avevo ripreso a vivere.
Mentre parlavo Salvatore stava in silenzio, impassibile.
E ho conluso. - E poi parla sempre di questi orsetti lavatori. Di questi orsetti che lavano i panni. Gli ho detto che non esistono, ma lui non mi sta a sentire.
- Esistono gli orsetti lavatori.
Sono rimasto a bocca aperta. - Come esistono? Mio padre ha detto che non esistono.
- Vivono in America -. Ha preso la Grande enciclopedia degli animali e l'ha sfogliata. - Eccolo. Guarda -. Mi ha passato il libro.
C'era la fotografia a colori di una specie di volpe. Con il musetto bianco e sugli occhi una mascherina nera come quella di Zorro. Però era più pelosa di una volpe e aveva le zampe più piccole con cui ci poteva prendere le cose. Tra le mani stringeva una mela. Era un animale molto carino. - Allora esiste...
- Si -. Salvatore ha letto. - Genere carnivori orsiformi della famiglia Procionidi, dal corpo un po' tozzo, con il muso appuntito e la testa grossa, occhi grandi circondati da macchie bruno-nere. Il pelame è grigio e la coda non troppo lunga. Vive in Canada e negli Stati Uniti. Viene comunemente chiamato orsetto lavatore per la curiosa abitudine di sciacquare i cibi prima di mangiarli.
- Non lava i panni, ma il mangiare...Ecco -. Ero scombussolato. - E io che gli ho detto che non esistevano...
Salvatore mi ha chiesto: - E perchè lo tengono là dentro?
- Perchè non lo vogliono ridare a sua madre -. Gli ho afferrato un polso. - Vuoi venire a vederlo? Ci possiamo andare subito. Ti va? So una scorciatoia...Ci mettiamo poco.
Non mi ha risposto. Ha rimesso i calciatori nelle loro scatole e ha arrotolato il campo del subbuteo.
- Allora? Ti va?
Ha girato la chiave e ha aperto la porta. - Non posso. Viene il maestro. Se non ho fatto i compiti glielo dice a quelle due e poi chi le sente.
- Ma come? Non vuoi vederlo? Non ti è piaciuto il mio segreto?
- Non molto. Non mi interessano i pazzi nei buchi.
- Me lo dai il Vicenza?
- Prenditelo. Tanto mi fa schifo -. Mi ha cacciato in mano la scatola e mi ha spinto fuori dalla stanza. E ha chiuso la porta."


(Io non ho paura, Niccolò Ammaniti)



Secondo me non esistono gli orsetti lavatori...

lunedì, 16 ottobre 2006,23:22

mmh...ora si che sei quasi un blog!!!

...troppo giallo però...domani ci penso.

domenica, 15 ottobre 2006,17:14

Giusto per quei tre o quattro che hanno pensato fossi morta,

vi annuncio che sono ancora quì, a versarvi su calici d'oro il mio sangue,  più scolorito che mai, su questo blog anemico e smunto...e giusto per quei tre o quattro che leggeranno questo post - non fateci caso, in realtà non sono smunta (parola desunta da un cruciverba la cui definizione diceva "magra e pallida" e alla cui lettura una sera di ottobre - praticamente venerdì - in molti si sono apprestati a rispondere il mio nome ridendo, che mannaggia ai pescetti è di cinque lettere......) -

si, sono magra, ma non sono pallida, sono BIANCA...preferisco descrivermi così...

Tornando a noi, cioè, sempre quei tre o quattro, sono sparita e Pavel si è spaventato: Pavel non c'è da preoccuparsi, ho dimenticato il blog, per caso, senza plausibili motivazioni, e sono quì per assumermi tutte le colpe del caso...

E siccome

stanotte, dopo una serata alterante (in tema di percezioni...), improvvisamente, mentre tornavo a casa, la mia coscienza mi ha ricordato varie mie dimenticanze e citazioni poco sensibili, che al momento non scansionai forse nel verso giusto,

E siccome 

sto vagabondando nelle mie autocritiche da quando ho iniziato a scrivere,

E siccome

last but not least, sto ascoltando una canzone i cui versi emblematici recitano più o meno così: "...Piccole zecche parassitarie succhia sangue... Piccole zecche parassitarie succhia sangue...Prendete quello che volete e andatevene...Spero che soffocherete...",

Allora

ammetto con letizia di essere egoista.

ah!!

Un saluto a tutti quelli

 che hanno provato almeno una volta su questo blog

un qualsiasi tipo di sentimento nei confronti delle mie parole.